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LA MAFIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA

 di Giacinto Carvelli

Ho visto un film e mi è venuta voglia di scrivere ciò che gridava il suo protagonista: "La mafia è una montagna di merda!"

Ho visto "I cento passi", di M. T. Giordana e mi sono immedesimato nella storia di Giuseppe Impastato (nella foto), un giovane di un paese del Sud - Cinisi, in Sicilia - che ha pagato con la vita l'essersi ribellato contro i mafiosi, ucciso lo stesso giorno in cui fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978.

Diversi sono gli ideali di fondo - Peppino era cresciuto a pane e comunismo, cibo di cui non amo nutrirmi - ma queste cose passano, o meglio, devono passare in secondo piano quando c'è da combattere un nemico comune e ben peggiore: la mafia!

I cento passi è un film che andrebbe proiettato nelle scuole, per i messaggi in esso contenuto e per l'alto valore civico che per questo sprigiona, al di là della colorazione politica che ne viene data. Dopo averlo visionato per un almeno un paio di volte, mi è venuto da pensare a come sarebbero diverse (e di certo migliori) le nostre realtà se ci fossero state molte altre persone come Peppino Impastato; persone capaci di gridare in piazza contro i mafiosi sotto i loro balconi le malefatte compiute, o sotto la finestra di chi comanda e tiene in scacco i nostri paesi.

Come diceva il protagonista del film, spesso questi "personaggi" non distano più di cento passi dalle nostre case, ma nessuno sembra accorgersene; preferiamo tenerci lontani da questi impegnativi sentieri del coraggio, per solcarne altri molto più agevoli costruiti dall'indifferenza, sull'omertà, sulla connivenza.

E continuiamo a frequentare queste persone, a salutarle ossequiosamente ed a prendere il caffè con loro al bar, a imperniare i nostri comportamenti quotidiani all'insegna della convinzione che nulla può modificare questo stato di cose.

La mafia non è solo quella che fa uccidere le persone, o le fa sparire senza lasciare ai familiari neanche la possibilità di piangere i propri cari, com'è avvenuto, ad esempio, quasi un anno fa a Mesoraca, senza che ciò provocasse, come abbiamo sottolineato all'epoca, una sacrosanta indignazione collettiva.

La mafia è anche quella che uccide la speranza di un futuro migliore, di avere un mondo senza favoritismi, senza clientelismi, di vivere in un paese normale. Un altro personaggio del film, in tal senso, diceva che la vera rivoluzione, in società come le nostre, è la normalità.

In altri settori si potrebbe disquisire sul concetto di normalità e sui suoi labili ed incerti confini. In questo caso, non c'è nulla da disquisire: un paese normale è quello che non ha una mentalità mafiosa.

Invece, noi, non viviamo in paesi normali. Non ci vivremo finché non riprenderemo a considerare la legalità come unico punto di riferimento, rinunciando ai sotterfugi ed espedienti di ogni sorta per aggirarla; non ci vivremo finché daremo dei soldi a chi ci ruba il motorino per poterlo riavere; non ci vivremo finché ci rivolgiamo all'amico influente per avere ciò che è un nostro diritto o che non ci spetta; non ci vivremo finché daremo potere a chi lo fa di continuare a condizionare le nostre vite.

Combattere la mafia non vuol dire necessariamente che ci si deve ergere ad eroi o candidarsi al martirio con azioni sconsiderate ed utopistiche, ma che lo si può fare modificando i nostri comportamenti, la nostra mentalità, cominciando a comportarci da persone "normali".

Questa si che sarebbe una vera rivoluzione, e sarebbe molto più efficace che gridare in Piazza o dalle pagine di un giornale: "La mafia è una montagna di merda!".


Documenti:
Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta
sulla situazione della lotta della criminalità organizzata
in Calabria


 

La scheda del film

Titolo originale: I cento passi

Nazione: Italia

Anno: 2000

Genere: Drammatico Durata: 104'

Regia: Marco Tullio Giordana

Cast: Luigi Lo Cascio, Paolo Briguglia, Lucia Sardo, Luigi Maria Burruano.

Produzione: Titti Film - Rai Cinema S.p.A.

Distribuzione: Istituto Luce

Trama: Il film racconta la vera storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a Cinisi, Sicilia a soli "100 passi" dal boss della mafia Tano Badalamenti. Fervente antimafioso, Impastato, fu ucciso dalla mafia lo stesso giorno in cui fu trovato il cadavere di Moro.

 

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